Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 08 agosto 2026, s. Domenico di Guzman

I Superiori Locali
Padre Ignazio da Ielsi

Al secolo Salvatore Testa, nacque il 30 gennaio 1882. Governò la comunità religiosa di San Giovanni Rotondo, in un periodo burrascoso e difficile, dal 10 settembre 1922 al 25 agosto 1925. Mentre tutti si agitavano per gli ordini brevi e secchi che giungevano da Roma, egli notò con ammirazione la tranquillità di Padre Pio, il quale non ebbe mai a fare osservazioni per qualsiasi innovazione riguardante il suo modo di vivere. Anche quando il vicario provinciale, padre Luigi d'Avellino, dovette comunicare al Servo di Dio obbedienza relativa al suo trasferimento, successivamente sospesa, padre Ignazio osservò che lo stesso, pronto a tutto, non si scompose né si turbò. Testimone privilegiato della vita santa del venerato Padre, negli anni della sua permanenza a San Giovanni Rotondo stese un diario che può definirsi prezioso per le notizie trasmesse, riguardanti l'atteggiamento virtuoso di Padre Pio in ogni circostanza. Morì il 18 luglio 1961.


io non sono come mi ha fatto il Signore, ma sento che mi dovrei sforzare di più a fare un atto di superbia che un atto di umiltà. Perché l'umiltà è la verità, e la verità è che io sono nulla, e tutto quello che di buono è in me, è di Dio. E spesso noi sciupiamo anche quello che di buono Dio ha messo in noi. Quando vedo che la gente a me chiede qualche cosa, non penso a quello che posso dare, ma a quello che non so dare, e per cui tante anime restano sitibonde, per non aver io saputo dare loro il dono di Dio. Pensare che ogni mattina Gesù fa l'innesto di sé in noi, ci pervade tutti, ci dona tutto, dovrebbe dunque spuntare in noi il ramo o il fiore dell'umiltà. Viceversa, il Diavolo, che non può innestarsi in noi così profondamente come Gesù, ecco che fa subito germogliare i suoi virgulti di superbia. Questo non ci fa onore. Bisogna dunque combattere e sforzarci di salire. È vero: in cima non arriveremo mai senza un incontro con Dio. Per incontrarci, noi dobbiamo salire lui scendere. Ma quando non ne possiamopiù, allora, nella fermata, umiliamoci e in questa umiltà ci incontreremo con Dio, perché egli discende nel cuore umile (GB, 61)

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