Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 16 maggio 2026, s. Genzio

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Avvento 2010

"...il tempo dell'attesa"

L’esperienza che accomuna ogni uomo è il senso dell’attesa.

Ogni giorno si attende qualcuno, qualcosa. L’ingrediente tipico che condisce il nostro vivere che dona sapore alle mille sfaccettature della vita è l’attendere. A volte è un senso positivo, a volte negativo, ma pur sempre attesa. I volti limpidi e gioiosi dei bambini attendono avidi e generosi l’affetto dei propri genitori, nelle piccole cose che si traducono in attenzione, coccole, infinito amore di donazione. Gli occhi pensosi dei genitori attendono la realizzazione dei propri piccoli; i volti degli anziani, segnati dal tempo aspettano eventi nuovi che significano la stagione più delicata della loro esistenza. I giovani desiderano il perpetuarsi di un tempo forse spensierato, ma pur sempre attendono. Nella semplice prospettiva elencata, ben si accorda una breve riflessione sull’avvento, appunto, tempo dell’attesa.

Ricomincia il pellegrinaggio del nostro essere al Mistero di Cristo, un camminare sempre nuovo che promette orizzonti nuovi, un tempo carico di attese e di speranze, come il vivere quotidiano. D’altronde come ogni sforzo fisico, il passo genera fatica che cristallizza le energie del vivere e il cammino diventa pesante e sembra quasi che le tante aspettative non approdino a nulla. L’avvento ci indica la via, ci ridesta dalla sonnolenza delle ingessate abitudini, ci invita a intraprendere con slancio la marcia verso il Signore che viene, solo in Lui, potremo trovare rifugio, speranza e la risposta ai “perché”. Apriamo il cuore alla luce del Signore e solo quando culleremo il Divin Infante nel nostro “io”, festeggeremo veramente il Natale!.

 

allegato: manifesto dell'evento


Madre mia, profondi in me quell'amore che ardeva nel tuo cuore per lui, in me che, ricoperto di miserie, ammiro in te il mistero del tuo immacolato concepimento, e che ardentemente bramo che per esso tu mi renda puro il cuore per amare il mio e tuo DIO, pura la mente per assorgere a lui e contemplarlo, adorarlo e servirlo in spirito e verità, puro il corpo affinché sia un suo tabernacolo meno indegno di possederlo quando si degnerà venire in me nella santa comunione (LI,12).

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