Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 09 agosto 2026, s. Romano

Giubileo
L’indulgenza Plenaria

L’indulgenza è una “grazia” finalizzata al rinnovamento interiore. Non deve essere la via facile o uno sconto, ma un aiuto di cui possiamo beneficiare entrando in comunione di fede e di amore con la Chiesa intera, attingendo nel tesoro di grazia che scaturisce dai meriti di Cristo e della Vergine Maria, e dalle preghiere e sofferenze dei Santi e di tutti i fedeli (vivere la comunione dei santi).
L’indulgenza può essere applicata anche in suffragio dei defunti.

Le condizioni per acquisire il dono delle indulgenze sono le seguenti:

  • la confessione sacramentale, che porti ad una vera conversione del cuore e al rinnovamento della vita in Cristo;
  • la Comunione eucaristica, che ci unisce a Gesù e a tutta la Chiesa;
  • il pellegrinaggio, per ricordare che tutta la vita cristiana è come un gran pellegrinaggio verso la casa del Padre;
  • le preghiere: Credo, Padre nostro, Ave Maria, Gloria e Salve Regina secondo le intenzioni del Papa.

L’indulgenza plenaria nella chiesetta antica “Santa Maria delle Grazie” si può lucrare sempre:

  • in ogni giorno dell’Anno Giubilare Straordinario della Misericordia;
  • nella solennità del Titolare della stessa chiesa (9 settembre);
  • il 23 settembre, memoria liturgica di san Pio da Pietrelcina;
  • una volta all’anno, in un giorno liberamente scelto dai singoli fedeli;
  • ogni volta che, spinti dalla devozione, ivi accedono in gruppo come pellegrini.


L’indulgenza plenaria nella chiesa “Santa Maria delle Grazie” e “San Pio da Pietrelcina” si può lucrare in ogni giorno dell’Anno Giubilare Straordinario della Misericordia.


La vera umiltà del cuore è quella sentita e vissuta più che mostrata. Bisogna umiliarsi sempre davanti a Dio, ma non con quella umiltà falsa che porta allo scoraggiamento, generando sconforto e disperazione. Dobbiamo avere un basso concetto di noi stessi. Crederci inferiori a tutti. Non anteporre il proprio utile a quello degli altri. Pensiamo che Gesù amava chiamarsi "Figlio dell'uomo" Nascondendo la sua natura divina. (AP)

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