Convento Santuario di San Pio da Pietrelcina, 08 agosto 2026, s. Domenico di Guzman

Le Figlie Spirituali
Vona Antonietta

Antonietta Vona nacque a Castrocielo (FR) il 18 luglio 1886. Dalla madre ebbe una solida formazione religiosa e culturale. Fin dagli anni dell'adolescenza si dedicò ad opere caritative e di apostolato. Nel 1917, con i suoi, andò in villeggiatura a Casamicciola. Giuseppina Morgera, figlia della proprietaria della pensione «San Pasquale» presso cui alloggiava, le parlò di Padre Pio, col quale dal 1915 era in corrispondenza epistolare. La stessa la condusse da lui a Napoli, dove si trovava per il servizio militare. Antonietta rimasse fortemente edificata da quell'incontro. Al ritorno parlò alla madre del giovane soldato cappuccino e, viste le sue condizioni di salute, in quel periodo gli inviò ogni giorno un piatto di rape servendosi del fratello che, nel capoluogo campano, era soldato. Tra Padre Pio e Antonietta iniziò uno scambio di lettere (cf. Epist. III, 817-906). Nella primavera del 1919, a pochi mesi della stimmatizzazione, la Vona visitò il Padre a San Giovanni Rotondo. Ritornò da lui ogni anno e, dopo la seconda guerra mondiale, si stabilì definitivamente nella cittadina garganica per rimanere accanto al Padre ed essere meglio guidata nelle vie della perfezione cristiana. Spirò il 19 novembre 1949, consumata «in Dio e per Dio».

io non sono come mi ha fatto il Signore, ma sento che mi dovrei sforzare di più a fare un atto di superbia che un atto di umiltà. Perché l'umiltà è la verità, e la verità è che io sono nulla, e tutto quello che di buono è in me, è di Dio. E spesso noi sciupiamo anche quello che di buono Dio ha messo in noi. Quando vedo che la gente a me chiede qualche cosa, non penso a quello che posso dare, ma a quello che non so dare, e per cui tante anime restano sitibonde, per non aver io saputo dare loro il dono di Dio. Pensare che ogni mattina Gesù fa l'innesto di sé in noi, ci pervade tutti, ci dona tutto, dovrebbe dunque spuntare in noi il ramo o il fiore dell'umiltà. Viceversa, il Diavolo, che non può innestarsi in noi così profondamente come Gesù, ecco che fa subito germogliare i suoi virgulti di superbia. Questo non ci fa onore. Bisogna dunque combattere e sforzarci di salire. È vero: in cima non arriveremo mai senza un incontro con Dio. Per incontrarci, noi dobbiamo salire lui scendere. Ma quando non ne possiamopiù, allora, nella fermata, umiliamoci e in questa umiltà ci incontreremo con Dio, perché egli discende nel cuore umile (GB, 61)

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